giu 30 2009

‘U capitalismo c’ha i secoli contati

Categoria: LibriEndeeder @ 18:13

9788806188276gOgnuno di noi è un capitalista in quanto dispone di un capitale più o meno grande, che non si distingue necessariamente per la consistenza materiale. Capitali di cui ognuno di noi dispone sono, per esempio, il proprio tempo o il proprio lavoro; capitali che possono essere investiti secondo la propria discrezione o necessità. Ogni capitalista nell’arco della propria vita compie dunque degli investimenti, cioè tenta di mettere a frutto il capitale di cui dispone cercando di ottenerne un beneficio.
Purtroppo un investimento non è sempre destinato ad andare a buon fine, e questo è proprio il mio caso dopo aver letto “Il capitalismo ha i secoli contati” di Giorgio Ruffolo. Un cattivo investimento in termini di tempo, che ho sprecato a leggere questo a dir poco insulso libro, quando avrei potuto leggere qualche cosa di ben più alto calibro. Un libro che condensa in appena 300 pagine tutti i luoghi comuni delle sinistre italiane. A partire dai “capitalisti” sfruttatori, per proseguire con il fallimento dell’autoregolazione dei mercati e del laissez faire, passando poi al necessario intervento di quella santissima macchina ormai plurisecolare che è lo stato e per finire con la demonizzazione del liberismo con un dovuto richiamo all’estremo bisogno di una cultura di “sana” ecologia. Una specie di opuscolo religioso del bravo socialista.
Insomma, 15€ buttati quasi del tutto nel cesso se non fosse per una parte dei capitoli iniziali in cui Ruffolo redige una cronistoria leggera leggera dei primordi della società capitalista, anche se rigorosamente dipinti in un contesto di violenza e soprusi inauditi. Giusto per, insomma.
Se non s’è capito, il libro non mi è piaciuto per niente.

P.S.: mi scuso con chi ha commentato il blog in quest’ultimo periodo e non ha avuto la benché minima risposta da parte mia. Il punto è che sono in periodo di esami all’università e perciò il tempo che mi rimane è molto limitato, tanto che mi basta a mala pena a scrivere qualche nefandezza in questo postaccio. Pazientate, cercherò di non trascurarvi ancora per molto! ;)


mag 29 2009

Sorvegliare e punire. Nascita della prigione

Categoria: LibriEndeeder @ 10:44

copj13asp2L’altro giorno ho finito di leggere “Sorvegliare e punire. Nascita della prigione” Di Michel Foucault. L’ho trovato sostanzialmente ben fatto, anche se a volte un po’ lento nella trattazione. Pur essendo un saggio sulla storia delle prigioni e degli altri due luoghi di reclusione per eccellenza, cioè le scuole e le caserme, Foucault riesce a parlarne quasi romanzando il tutto.

Ciò non significa, ovviamente, che sia un libercolo da prendere sottogamba o che ciò ivi riportato sia falso o di poco conto; nient’affatto. Anzi, il punto è proprio questo: trattare un argomento storico in forma saggistica senza piombare nella pura e semplice citazione di testi non è semplice. E riuscire a portare le fonti di ciò che si afferma, senza scadere nella noia più totale, è altresì compito abbastanza arduo.

Il progetto di questo libro è un po’ ambizioso, anche se non troppo in realtà. Erede della filosofia Nietzschiana, che reclama una analisi storica del crimine, Foucault prende di pieno petto il compito e ce ne regala una dettagliatissima descrizione; facile da leggere, puntuale e non troppo intricata.

Un resoconto sulla storia della nascita della prigione, della sua evoluzione e dell’evoluzione dei metodi di punizione e controllo. Probabilmente non è uno dei pezzi indispensabili a una libreria che si rispetti, ma merita sicuramente una letta perlomeno per la visione prospettica differente della storia che vi si ritrova.

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mag 29 2009

Le ragioni del non voto

Categoria: PoliticaEndeeder @ 08:58

Se c’è una cosa che il metodo scientifico mi ha insegnato (e che credo di aver imparato piuttosto bene) è che nessuna ipotesi, in qualsiasi ambito della conoscenza, va scartata a priori. Ogni idea, ogni proposta, ogni tentativo di innovazione deve essere analizzato e valutato oggettivamente senza preconcetti di sorta. E’ per questo che odio quando non vengo preso sul serio. Credevo di averci fatto il callo, e invece ieri sera ho provato ancora una volta quell’irritantissima sensazione di beffa.

Il problema dell’essere libertario è che gran parte della gente si oppone all’argomento sentimentalmente e non razionalmente. Perciò la maggior parte delle volte, salvo particolari casi in cui l’interlocutore è più predisposto alla discussione, si finisce inevitabilmente per essere presi in giro. Derisi addirittura. Mai che qualcuno riesca a smentire con prove concrete il ragionamento che sta alla base del libertario.

E quindi alla Scuola Austriaca di economia, a Mises, ad Hayek e a Rothbard (nonché tutti gli altri eccellentissimi economisti della “squadra”) si preferisce contrapporre argomentazioni del tutto istintive. Invece che giustificare un’opinione contraria con ragionamenti logici si preferisce sempre la via del “Eh ma certi servizi a noi chi ce li da? Il mercato? Impossibile.”

Ma lasciamo perdere le lamentele pure e semplici e concentriamoci su qualcosa di un po’ più serio: il voto. Era già da qualche tempo che avevo intenzione di trattare l’argomento, ma mancava sempre l’”appiglio”. Eh già, perché anche questo blog (come la maggior parte in realtà) molte volte segue le mode e parla di quello che è più in voga al momento.

Siamo in periodo di elezioni e in molti mi hanno chiesto (che gliene frega poi?) se vado a votare. La risposta è un categorico no.

La giustificazione al mio no, tuttavia, non è da ricercarsi nel mio indice di gradimento dei candidati. Ultimamente infatti o sentito parecchia gente lamentarsi e parlare del fatto che probabilmente non andranno a votare per via degli squallidi candidati in lizza per la poltrona. Insomma, si sentono schifati dalle persone che stanno correndo per accaparrarsi il trono. Io, dal canto mio, oltre ad essere parimenti schifato da tutta l’azzuffa, reputo la votazione un atto sommamente erroneo.

Da libertario, penso che lo stato sia quanto di più ingiustificato, maligno ed illegale l’umanità sia riuscita ad immaginare. Votare sarebbe come legittimare quell’organizzazione criminale, dare alla burla del voto una qualche parvenza di giustificazione nei miei confronti, cosa che invece io non voglio darle. Di fatto, invece, le elezioni sono un qualche cosa di totalmente ingiustificato nei confronti di qualsiasi libero (anche se non molto) cittadino. Il volere della maggioranza (?) che si impone sul singolo che, dal canto suo, non ne ha richiesto il parere per decidere sulle proprie questioni personali.

Andare a votare perciò è forse l’ultima cosa che mi passerà per la mente in questi giorni, per i motivi già espressi sopra. Voglio essere libero di decidere per me stesso senza dover delegare ad altri la responsabilità su me stesso. E’ tanto sbagliato?

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mag 27 2009

Libri divulgativi sulla chimica

Categoria: Chimica, LibriEndeeder @ 10:53

Ringraziando il gentilissimo Tommaso per avermela inviata, pubblico qui una lista di libri di divulgazione scientifica riguardanti la chimica. Purtroppo non ho avuto la possibilità di leggerli tutti (anche se la maggior parte di questi libri è già finita sulla mia lista dei “to read”) perciò non posso esprimere un commento per ognuno di essi. Nonostante ciò, credo che molti la troveranno utile perché so quanto grande è la fatica necessaria per trovare dei libri di divulgazione sulla chimica. Come ho già avuto modo di esternare tempo addietro, i buchi neri e lo spazio tempo relativistico sembrano essere irrimediabilmente più affascinanti e ciò rende la divulgazione in ambito fisico e astrofisico più celebrata.

gianni-fochi-segreto-chimicaTitolo: Il segreto della chimica

Autore: Fochi Gianni

Editore: Longanesi

Descrizione: Nell’immaginario collettivo l’ossigeno è sinonimo di purezza incontaminata, ma che dire se si viene a sapere che, per buona parte della storia della vita sulla Terra, proprio l’ossigeno fu sostanza altamente tossica, dalla quale i più antichi organismi viventi dovettero difendersi? E quali segreti celano i profumi e i coloranti? I prodotti dell’agricoltura biologica possono essere talvolta più tossici di quelli dell’agricoltura che fa uso di antiparassitari? E quale relazione è possibile fra chimica e cucina? In questo volume l’autore svela l’intima connessione tra il microcosmo degli atomi e la realtà quotidiana, per sfatare il pregiudizio della complessità della chimica.

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Titolo: Breve storia della chimica. Introduzione alle idee della chimica

Autore: Asimov Isaac

Editore: Zanichelli

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oliver-sacks-zio-tungstenoTitolo: Zio Tungsteno. Ricordi di un’infanzia chimica

Autore: Sacks Oliver

Editore: Adelphi

Descrizione: Con questo libro, il suo più personale sino a oggi, Oliver Sacks apre le porte della grande casa edoardiana di Londra in cui viveva un ragazzino timido e introverso con la passione per la chimica: di fronte al multiforme e al caotico, all’incomprensibile e al crudele, la purezza del metallo ha per il piccolo Oliver un valore simbolico, quasi la materializzazione di “idee chiare e distinte” e di un ordine stabile. Il tramite naturale verso questo mondo fantastico è Dave, zio Tungsteno, quello che fabbricava le lampadine. Guidati dai filamenti di luce, seguiamo l’evoluzione di quel ragazzino curioso e appassionato: e sarà come ricapitolare alcune tappe essenziali nella storia della scienza.

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Titolo: Bella e potente. La chimica del novecento fra scienza e società

Autore: Cerruti Luigi

Editore: Editori Riuniti

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schwarcz-radar-hulaTitolo: Radar, hula hoop e maialini giocherelloni. Come «Digerire» la chimica in 67 storie

Autore: Schwarcz Joe

Editore: Dedalo

Descrizione: Uno sguardo critico all’omeopatia e alle medicine alternative; maggiori informazioni sulla soia, i pomodori, il tè, il ginseng, il brodo di pollo, gli hot dog e la calce; quanto c’è di scientifico dietro le curiose avventure di “Alice nel paese delle meraviglie”, la scellerata chimica del KGB, l’invenzione della polvere da sparo e tantissime altre storie, divertenti ed istruttive, per conoscere la chimica nel più facile dei modi e non lasciarci intimidire dalle molecole.

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Titolo: Molecole

Autore: Atkins Peter W.

Editore: Zanichelli

Descrizione: Peter W. Atkins, docente di chimica fisica all’università di Oxford, è già noto come autore di libri divulgativi e manuali di chimica di successo pubblicati in passato da Zanichelli; come “Chimica fisica” (1989), “Chimica generale” (1992) e “Il secondo principio” (1988). La sua ultima opera, “Molecole”, viene proposta nella collana divulgativa “Nuovi classici della scienza”, i cui volumi, di ottimo livello, sono curati negli Stati Uniti da “Scientific American”. “Molecole” è un libro che tratta di chimica in modo originale, mostrando come essa rappresenti il collegamento tra il mondo microscopio e ciò che cade sotto i nostri sensi a livello macroscopico. Ecco ciò che afferma l’autore nella prefazione: “La felicità può essere inarticolata, ma la riflessione è sterile senza comprensione. Esiste un piacere che si prova semplicemente osservando il mondo ma quel piacere può diventare più profondo quando l’occhio della mente penetra la superficie delle cose per vedere le connessioni che stanno al loro interno. Le pagine che seguono hanno lo scopo di aumentare il piacere che proviamo quando osserviamo il mondo. Esse presentano un aspetto della chimica – la descrizione della struttura delle sostanze – mirano a mostrare ciò che costituisce le cose che formano l’universo quotidiano. Queste pagine sono un’introduzione alle molecole. Esse mirano, fra le altre cose, a illustrare le forme delle molecole e le correlazioni fra esse, a mostrare perché, alcune molecole si comportano in un certo modo, a rivelare l’economia della natura”. Al lettore non sono richieste conoscenze preliminari di chimica, dato che nell’introduzione l’autore fornisce le nozioni necessarie per capire quel che segue senza problemi. L’esposizione è chiara e scorrevole, grazie anche al fatto che l’autore ha cercato di evitare nel corpo del testo l’uso di termini tecnici, raccogliendoli in un glossario finale. Il libro non si propone come un testo esaustivo di tutti i possibili aspetti della chimica, ma vuole offrire stimoli all’approfondimento personale che può svilupparsi ad esempio sulla base delle proposte bibliografiche. Sono parte integrante del testo le formule di struttura delle molecole e numerose fotografie. Altra caratteristica apprezzabile è che il libro, pur essendo strutturato secondo sei capitoli concepiti partendo dalle molecole più semplici per arrivare alle più complesse, lascia la possibilità di saltare liberamente da una molecola all’altra senza che la comprensione ne risulti compromessa. Le molecole sono infatti trattate indipendentemente l’una dall’altra, e numerate (da 1 a 160) in modo da poter essere rapidamente rintracciabili. L’autore stesso, che non a caso ha concepito il libro “per un diletto occasionale”, utilizza talvolta dei rimandi per sottolineare analogie e differenze tra di esse, ritenendo che le molecole esistano “per nutrire la vostra immaginazione”. Di ogni molecola viene anche quasi sempre riportata la formula di struttura. La maggioranza dei composti presentati sono organici, ossia contenenti carbonio e solitamente anche idrogeno: questi due soli elementi combinati insieme danno luogo, grazie alla proprietà del carbonio di formare differenti tipi di legami con se stesso, a un’innumerevole quantità di sostanze con caratteristiche molto variabili. Considerando poi le possibilità di combinazione con elementi come azoto, fluoro, cloro, zolfo, ossigeno e fosforo ci troviamo di fronte ai componenti microscopici di tutto quello che ci circonda, sia che si trovi presente in natura o che sia il risultato di un processo di sintesi industriale. Il primo capitolo è dedicato alle molecole inorganiche più importanti, mentre a partire dal secondo si considerano sostanze come combustibili, grassi, saponi, polimeri naturali e artificiali. Particolarmente affascinanti sono gli ultimi tre capitoli dedicati alle molecole responsabili dei sapori, dei profumi, dei colori e alla chimica dei meccanismi di percezione sensoriale, legata al sofisticato funzionamento del sistema nervoso: scopriamo il perché, della dolcezza dello zucchero e della freschezza della menta, del benessere provocato da un pasto piccante e dell’emozione che può accompagnare l’impatto con un odore. Un esempio significativo della gran varietà di effetti ottenuti dalla natura in modo economico è l’utilizzazione della stessa molecola, la cianidina, per colorare di blu i fiordalisi e di rosso i papaveri: la diversa colorazione dipende dalla diversa acidità della linfa. L’ultimo capitolo illustra i meccanismi d’azione di alcune sostanze antidolorifiche (aspirina), tranquillanti (morfina, Valium), stimolanti (caffeina, teobromina) e pericolose (TNT, dinamite, talinomide) e conclude mostrando come le notevoli differenze dei caratteri sessuali siano legate soltanto a una piccola differenza nella struttura degli ormoni maschili e femminili. Insomma, ce n’è davvero per tutti i gusti e di tutti i colori, facilmente rintracciabili nel dettagliato indice analitico finale, che può essere utilizzato per costruirsi degli itinerari tematici, personali: accanto alle voci più specificamente tecniche troviamo elencati tutti i sapori, gli odori e i colori incontrati.

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luna-park-chimicaTitolo: Il luna park della chimica

Autori: Roesky Herbert W.; Möckel Klaus

Editore: Zanichelli

Descrizione: Una serie di esperimenti tra i più spettacolari della chimica sono riportati e descritti nelle pagine di questo testo, ognuno corredato da un’esauriente descrizione di quanto occorre per eseguirlo e dalle spiegazioni utili a comprenderlo. Le conoscenze presupposte per la comprensione degli esperimenti sono via via più avanzate e complesse man mano che si procede nella lettura di queste pagine. Nella prima parte si illustrano molti concetti della chimica generale, e si prosegue poi con la descrizione delle caratteristiche fisiche e chimiche di alcuni elementi della Tavola Periodica, per concludere con alcuni semplici esperimenti di chimica macromolecolare e organica. Gli autori hanno voluto mostrare che la chimica è arte, e i reagenti impiegati sono scelti con cura proprio allo scopo di produrre effetti che lo confermino. Le introduzioni agli esperimenti, inoltre, hanno l’apprezzabile peculiarità di citare passi di autori celebri che inseriscono gli esperimenti chimici in una cornice letteraria. Quanto ai destinatari, si tratta di un testo non certo utilizzabile da un pubblico inesperto, poiché la schematicità delle spiegazioni in calce agli esperimenti richiede conoscenze già mature; è pertanto consigliabile piuttosto ai docenti, che, nel guidare i loro allievi attraverso una materia complessa, troveranno sicuramente in questo volume di che stimolarne la fantasia e catturarne l’interesse.

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copj13aspTitolo: Lo spirito ardente di Saturno. Storie di chimica.

Autore: Sappa Enrico

Editore: Mercurio

Descrizione: ”Imparare la chimica è un mestiere duro, ma non più che imparare una lingua un po’ difficile… Non possiamo fare a meno della chimica per la nostra vita quotidiana. La chimica, salvo per pochi iniziati, non è arte o poesia. Però è fortemente intrecciata con la storia dell’umanità. La chimica ha promosso grandi forme di arte, oppure sconvolgimenti sociali e politici… L’argento ed il mercurio hanno avuto un ruolo di primo piano nel rivoluzionare l’economia dell’Europa pre-industriale… La polvere da sparo ha rivoluzionato il modo di fare le guerre.” (Enrico Sappa)

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copt13aspTitolo: Il regno periodico. Viaggio nel mondo degli elementi chimici.

Autore: Atkins Peter W.

Editore: Zanichelli

Descrizione: La tavola di Mendeleev si può esplorare “dall’alto”, come se fosse una variegata nazione di cui ogni elemento chimico costituisce una regione. I territori di questo Regno periodico hanno caratteristiche diverse tra loro, ma anche radici comuni e parentele. E i rapporti e gli scambi tra le regioni sono fondamentali per lo sviluppo della nostra tecnologia. Con la metafora del Regno Atkins racconta in modo originale le proprietà degli elementi chimici, la loro rilevanza nella vita quotidiana, la storia della loro classificazione e i principi che governano le reazioni chimiche.

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copj13-1aspTitolo: Elementi

Autore: Ball Philip

Editore: Codice

Descrizione: Un autore pone una domanda solo in apparenza semplice: di cosa è fatto il mondo in cui viviamo? Philip Ball racconta la relazione dell’uomo con la materia. Dalle rappresentazioni più semplici dell’antichità – acqua, aria, terra e fuoco – alla tavola periodica degli elementi, fino alle sperimentazioni più ardite della scienza contemporanea, inseguendo la meraviglia della natura nel suo dispiegarsi quotidiano.

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copj13-2aspTitolo: Maghi e reazioni misteriose. L’alchimia e la chimica a spasso nel tempo

Autore: Guarnieri Vincenzo

Editore: Lapis

Descrizione: Hai mai sentito parlare di pietra filosofale? Di maghi e alchimisti e dei loro strani laboratori? La chimica comincia proprio da lì, dal mistero e dalla magia, dal segreto e dal fascino della materia. Un libro che viaggia attraverso i secoli, dai primi “esplosivi” esperimenti alle straordinarie scoperte del Novecento. L’avventura dell’uomo che da sempre tenta di svelare gli enigmi della natura. Età di lettura: da 13 anni.

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copj13-3aspTitolo: Il sistema periodico

Autore: Levi Primo

Editore: Einaudi

Descrizione: Ci sarebbero un sacco di cose da dire su questo libro. Ma sarebbero superflue. L’unico valido consiglio è quello di partire, andare in libreria, comprarlo e leggerselo tutto d’un fiato. Primo Levi è stato uno dei più grandi scrittori del novecento, e questo libro è uno dei suoi lavori meglio riusciti. Parla di chimica? Solo in parte. La chimica è usata come filo conduttore per parlare di tante storie diverse. Per parlare di persone e personaggi, di avvenimenti ed avventure, di passato e presente.

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copj13-4aspTitolo: Breve storia dell’atomo

Autore: Staguhn Gerhard

Editore: Salani

Descrizione: Quali sono i più piccoli elementi che costituiscono il mondo, dai quali si sono formati il cosmo, la nostra terra e tutta la vita? Gerhard Staguhn racconta la storia della chimica e della fisica nucleare, in particolare lo sviluppo impressionante degli ultimi cento anni. Che cosa succede in una scissione nucleare? Come funziona un raggio laser? Che cosa sono i quark? Che cosa accade nelle accelerazioni di particelle con le quali attualmente si cerca di trovare la materia originaria del cosmo?

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copj13-5aspTitolo: Come si sbriciola un biscotto?

Autore: Schwarcz Joe

Editore: Longanesi

Descrizione: La chimica è la protagonista di questo godibilissimo libro del professor Schwarcz. Il punto di partenza è una nutrita serie di domande che a chiunque può essere capitato di porsi, tra cui quella da cui deriva il titolo del libro (perché i biscotti si sbriciolano facilmente?) e molte altre che danno luogo a spiegazioni vivaci e comprensibili, conducendo il lettore a riflettere su numerosi fatti della vita quotidiana – legati in particolar modo alla nostra salute – e a comprenderli dal punto di vista scientifico. Joe Schwarcz insegna chimica alla McGill University di Montreal ed è molto conosciuto in Canada grazie alla sua opera di divulgazione scientifica, per la quale è stato premiato dalla American Chemistry Society.

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copt13asp1Titolo: Molecole in mostra. La chimica nascosta nella vita quotidiana

Autore: Emsley John

Editore: Dedalo

Descrizione: Visitare una galleria di molecole, quasi fosse una National Gallery? Ormai la scienza e la tecnica diventano spettacolo, cercando di attirare l’attenzione intelligente del pubblico comune. In questo caso la visita è virtuale: grazie alle capacità comunicative e alla cultura di John Emsley, veniamo accompagnati lungo alcuni dei percorsi che più fortemente legano la chimica alla vita di tutti i giorni. Così, curiosando nel bazar del sapere, si fa la conoscenza del plastico Teflon e dei fosfati detergenti, dell’eccitante ecstasy e del miracolistico selenio, dell’acqua e del carbonio, delle molecole della medicina e di quelle della cucina, delle molecole che arricchiscono e di quelle che intossicano l’ambiente. È un itinerario che porta a sostanze sconosciute e fondamentali, ma anche a molecole, che abbiamo incontrato frequentemente nei nostri studi, eppure poco abbiamo frequentato e compreso… Lo humour e l’arguzia dell’autore sono un eccellente compagno di viaggio: non ci annoieremo certo, anzi avremo buone occasioni per imparare, riflettere, e per sviluppare un’attitudine positiva verso la scienza. Facciamo allora questo biglietto.

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copj13asp1Titolo: La chimica allo specchio

Autore: Hoffman Roald

Editore: Longanesi

Descrizione: Roald Hoffmann difende una scienza spesso ingiustamente criticata, ma senza la quale il nostro mondo sarebbe un Eden piuttosto miserabile. Una fra le caratteristiche essenziali della chimica è l’identità. Ci sono sostanze che si presentano in forme “quasi identiche” ma non “sovrapponibili”, le quali sono l’una l’immagine speculare dell’altra, come un guanto destro e uno sinistro, ma che hanno un comportamento chimico spesso molto diverso. Un tragico esempio di questo cattivo uso della chimica è la talidomide: prodotta senza distinguere fra due forme speculari, produsse gravi malformazioni nei figli delle gestanti che la assumevano. Hoffmann ha vinto, insieme a Kenichi Fukui, il premio Nobel per la chimica nel 1981.

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Titolo: H2O. Chimica in versi

Autore: Cavaliere Alberto

Editore: Mursia

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Titolo: Come pensa un chimico?

Autore: Hoffman Roald

Editore: Di Renzo

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i_bottoni_di_napoleoneTitolo: I bottoni di Napoleone. Come 17 molecole hanno cambiato la storia

Autori: Le Couteur Penny, Burreson Jay

Editore: TEA

Descrizione: Rivelando gli stupefacenti collegamenti di natura chimica tra fatti apparentemente scollegati, gli autori presentano nel libro 17 gruppi di molecole che hanno cambiato il corso della storia, arrivando a determinare moltissimi aspetti della nostra vita quotidiana. Il lettore apprenderà per esempio come i bottoni delle uniformi dell’armata napoleonica, fatti di stagno, si sbriciolassero alle basse temperature, mettendo in notevoli difficoltà i soldati impegnati sul fronte russo (e, chissà, ipotecando così l’esito della campagna); come un banale incidente domestico con un grembiule detonante ebbe come conseguenza lo sviluppo dei moderni esplosivi e la nascita dell’industria cinematografica; come la passione degli europei per la caffeina, una molecola che dà una blanda dipendenza, finì per portare alla rivoluzione comunista in Cina.

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mag 26 2009

La disinformazione scientifica dei quotidiani nazionali

Categoria: Chimica, Pensieri sparsiEndeeder @ 22:46

Di cazzate per i telegiornali (ed in Tv in generale) se ne sentono molte. Una su tutte, però, oggi mi ha riconfermato il paradossale livello di ignoranza dei giornalisti che popolano i mezzi d’informazione. Gli stessi che dovrebbero essere dediti all’informazione di tutti noi.
Prendo ad esempio il Corriere della Sera, ma potrei prendere ad esempio anche una qualsiasi di tutte le altre testate, come La Repubblica o Il Manifesto (TgCom non lo menziono nemmeno perché di credibilità non ne ha mai avuta).
In breve, degli operai si sono calati in una cisterna contenete dell’azoto e ci sono rimasti secchi. Certamente una cattiva notizia, ma il Corriere ne parla così:
corriere_esalazioni

Esalazioni tossiche??? L’atmosfera che ci circonda è composta (in buona approssimazione) per l’80% di azoto e per il 20% di ossigeno. In realtà ci sarebbe un 1% contenente altri gas ma possiamo tranquillamente trascurarlo. A sentire l’informatore nazionale, tuttavia, dovremmo essere tutti morti da un pezzo per le esalazioni tossiche dell’azoto che, come appena visto, ci circonda completamente ed in abbondanza.
Vuol dire che gli operai non sono morti per colpa dell’azoto? No, l’azoto effettivamente ne è il responsabile, ma non per via della sua tossicità. Piuttosto, l’alta percentuale di azoto presente in quella cisterna ha impedito la respirazione agli operai, che sono di conseguenza morti per soffocamento a differenza di quanto invece dice il giornale. Sarebbero morti nello stesso modo se avessero avuto un cuscino sulla faccia o del nastro adesivo che tappava loro le vie di respirazione.
Una svista di un’unica testata? Assolutamente no, la stessa tiritera è stata riportata anche su tutti gli altri giornali.
Siamo proprio in buone mani.

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mag 22 2009

Le “piccole” differenze della stereochimica

Categoria: ChimicaEndeeder @ 13:54

Una molecola non si distingue da un’altra solo grazie alla propria composizione atomica, c’è anche un altro aspetto importantissimo che caratterizza le proprietà di una sostanza rispetto ad un’altra: la stereochimica.

Isomeri dell'acido tartarico (immagine presa da Wikipedia)

Isomeri dell'acido tartarico (immagine presa da Wikipedia)

Con il termine stereochimica si intende il modo in cui i componenti di una molecola sono organizzati nello spazio. Prendiamo una molecola a caso come l’acido tartarico (che falso che sono, in realtà ho scelto questa perché mi tornerà utile più avanti). L’acido tartarico ha formula bruta C4H6O6 e ciò indica il numero di atomi di ciascun tipo presenti nella sua molecola (4 carboni, 6 idrogeni, 6 ossigeni), tuttavia non ci dà nessuna informazione sul modo in cui tali atomi sono legati tra di loro.

A questo punto, se dalla formula bruta ci spostiamo alla formula di struttura (ovvero la formula che ci mostra la disposizione spaziale della molecole, come ad esempio quelle riportate qui a destra) dell’acido tartarico ci accorgiamo che in realtà non ne esiste un solo tipo. Di molecole di acido tartarico ne esistono ben tre tipi diversi.

Prima di procedere, un po’ di informazioni su come leggere le formule di struttura. Immaginate la molecola distesa sul piano di un foglio (o dello schermo, in questo caso): le linee che congiungono un punto all’altro indicano un legame semplice tra due atomi disposto sul piano dello schermo, le linee tratteggiate invece indicano che il legame tra i due atomi va in un piano più basso “entrando” nel piano dello schermo e viceversa per le linee grassettate che quindi “escono” dal piano dello schermo. Occorre un po’ di pratica iniziale per imparare ad immaginare bene a mente la vera struttura della molecola, ma non abbiate timore e vedrete che senza troppa fatica ne sarete presto capaci (che professorino che sono).

Ma torniamo alla nostra molecola. Abbiamo detto che dell’acido tartarico sono disponibili ben tre disposizioni spaziali diverse (lo abbiamo detto? No? Beh, lo diciamo adesso allora), ovvero esistono tre isomeri dell’acido tartarico. Ebbene? A noi cosa importa?

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Acido Tartarico - D(+)

Beh, effettivamente per chi non si occupa di chimica la differenza può risultare di scarsa importanza ma per chi con la chimica ci lavora, invece, la differenza tra due isomeri è sostanziale. Nell’acido tartarico, per esempio, abbiamo tre isomeri ma in realtà ciò che dà rilevanza all’argomento è la differenza tra le prime due molecole in alto (L+ e D-) e la molecola in basso (meso). Le molecole L(+) e D(-) sono infatti differenti tra loro per l’orientazione di tutti e due gli OH, proprietà che le rende non sovrapponibili (provate a ruotare le molecole, non riuscirete mai a farle sovrapporre correttamente).

Acido Tartarico - L(+)

Acido Tartarico - L(+)

Quei due isomeri dell’acido tartarico si chiamano enantiomeri e costituiscono un esempio di chiralità. Cos’è la chiralità? Beh, è il fenomeno che rende non sovrapponibili due oggetti come ad esempio le vostre mani. Certo, sono perfettamente identiche e allo stesso modo sono anche simmetriche. Ma non si possono sovrapporre. Questa differenza in realtà non modifica in alcun modo le proprietà del composto e perciò i due enantiomeri hanno proprietà identiche, fatto che li rende indistinguibili l’uno dall’altro (tranne che con particolari tecniche che non è il caso di discutere qui).

Ciò che causa il “problema” è la differenza tra i due enantiomeri e l’isomero meso. Il meso infatti è una specie di “combinazione” dei due enantiomeri (chimici organici non scaldatevi, state buoni, lo so che ho detto una semi-castroneria ma è anche difficile spiegare le cose in termini semplici!) ma, pur rimanendo un enantiomero dell’acido tartarico, ha proprietà sia chimiche che fisiche completamente diverse dagli altri due isomeri. Il problema è che, nei processi di sintesi, esso ha la stessa probabilità di formarsi che hanno gli altri due e sarà presente in percentuale nel composto finale.

Se però i due enantiomeri hanno proprietà benefiche è probabile che il meso ne sia sprovvisto. Fu il caso della talidomide, farmaco antidepressivo che veniva somministrato alle donne in gravidanza tra gli anni ‘60 e ‘70. Un enantiomero aveva effettivamente le proprietà per cui veniva somministrato, l’altro invece creava gravi malformazioni ai bambini delle donne che nascevano senza arti o con altre gravi disfunzioni, motivo per cui fu presto ritirato dal commercio.

Paura degli isomeri? State tranquilli, la natura ha imparato ben prima dell’uomo a regolare i suoi processi di produzione per creare solo determinati enantiomeri. Perciò non c’è nessun pericolo: potete continuare senza timore a mangiare lo zucchero (un esempio di composto dotato di isomeria) e non correrete il rischio di incappare in pericoli di sorta. Diabete permettendo ovviamente!

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mag 20 2009

Tassare il lavoro è sbagliato

Categoria: PoliticaEndeeder @ 16:49

Ripropongo qui un articolo che ho trovato molto “illuminante” e che è stato pubblicato sul sito dell’Istituto Bruno Leoni giusto ieri. La firma è del senatore Antonio Martino, uno dei pochi liberali veri rimasti in Italia. Magari ce ne fossero di più di figure come lui sullo scenario politico.

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Tassare il lavoro è sbagliato

La notizia è di questi giorni: nella classifica dei paesi dell’Ocse l’Italia è fra gli ultimi quanto a livello di salario netto

di Antonio Martino

La notizia è di questi giorni: nella classifica dei paesi dell’Ocse l’Italia è fra gli ultimi quanto a livello di salario netto. E’ importante ricordare l’aggettivo perché il salario netto è cosa ben diversa dal costo del lavoro. Com’è noto, infatti, per l’impresa ciò che rileva è la remunerazione lorda che comprende sia quanto va al lavoratore sia gli oneri sociali e tributari a carico del datore di lavoro. Al lavoratore arriva la differenza fra quanto l’impresa sborsa in totale e la parte che va allo Stato; per arrivare al salario netto si deve sottrarre infine quella parte degli oneri che grava sul lavoratore. Tanto per fare un esempio ipotetico, un lavoratore che costa mille euro al mese all’impresa finisce con l’intascarne 550 se gli oneri a carico dell’impresa sono pari a 300 e quelli a suo carico 150.

Le cifre sono di fantasia ma l’immagine non è molto diversa dalla realtà italiana: il nostro “cuneo fiscale” (differenza fra costo del lavoro e salario netto) si aggira sul 45%, il che significa che per corrispondere una paga di 550 euro al lavoratore l’impresa ne deve spendere 1000. Che il problema sia grave è da sempre riconosciuto da tutti, anche se le soluzioni proposte divergono, ma come ci viene ricordato dalla classifica Ocse ancora non si è fatto granché per eliminarlo o almeno ridurlo.
E’ un peccato perché l’esistenza di un cuneo fiscale di queste proporzioni ha conseguenze devastanti. E’ come se lo Stato italiano dicesse alle imprese: assumete pure se volete ma se vi permettete di farlo dovrete pagare una penale di 900 euro sul compenso di 1.100 che date al lavoratore. Si tratta cioè di una esorbitante tassa imposta sulle assunzioni e, come tutte le penali, scoraggia il comportamento in questione; le multe per divieto di sosta si infliggono per scoraggiare gli automobilisti dal posteggiare dove è vietato, la multa sul lavoro scoraggia le assunzioni.

Questo tuttavia è vero solo per l’economia ufficiale ma non lo è per quella sommersa. Il cuneo fiscale infatti offre a datori e lavoratori un potente incentivo ad evadere gli oneri sociali e tributari. Se infatti né il datore né il lavoratore pagano gli oneri, entrambi ci guadagnano: se l’imprenditore, invece di dare 1.400 euro al lavoratore e pagarne 600 allo Stato, dà al lavoratore 1.600 euro, lui risparmia 400 euro e se il lavoratore non paga la sua parte intasca 1.600 anziché 1.100. Entrambi ci guadagnano: il cuneo fiscale costituisce un ottimo motivo per una collusione fra impresa e lavoratori ai danni dello Stato.

L’economia sommersa ed il lavoro nero in essa impiegato sono creati dall’insensata politica di tassazione del lavoro ma, se è vero che in essa guadagnano entrambe le parti, è anche vero che l’economia nazionale ne risulta fortemente danneggiata. Infatti, le imprese che lavorano in nero, avendo costi notevolmente minori, vengono poste in condizioni di vantaggio rispetto a quelle che operano nell’economia ufficiale. Queste ultime in molti casi per sopravvivere sono costrette a imitarne il comportamento ed ignorare le pretese tributarie dello Stato. In alcuni settori il fenomeno è talmente diffuso che quasi tutte le imprese in essi operanti lavorano in nero, cioè in barba alle pretese dell’erario.

Quest’ultimo quindi finisce con l’essere danneggiato dalla propria ingordigia: se pretendesse un cuneo fiscale di dimensioni più contenute potrebbe benissimo finire con l’incassare più di quanto faccia attualmente. L’occupazione complessiva nell’economia ufficiale è molto minore di quanto sarebbe e il livello di applicazione delle norme tributarie è molto più basso.

La classifica dell’Ocse ci ricorda una importante anche se arcinota verità: se si tassa il lavoro, il risparmio e l’investimento, li si scoraggia; se si lavora, risparmia ed investe meno di quanto accadrebbe altrimenti, si produce meno reddito; se il reddito è più basso, anche il gettito delle imposte sarà minore. E’ possibile che non si capisca una simile ovvietà? E, se la si capisce, cosa si aspetta per mettere mano ad una seria, profonda, generale riforma tributaria? Questa avrebbe dovuto comunque essere fatta, non farla oggi con la crisi in atto è imperdonabile.

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mag 14 2009

Pari opportunità, fregature selezionate

Categoria: Pensieri sparsiEndeeder @ 18:03

Questa settimana ho dovuto anticipare il ritorno alla baita. Domani infatti scade il termine entro il quale bisogna pagare la terza rata dell’università e siccome a casa lavorano tutti dovevo per forza andare io.

La prima rata è stata di poco più di 500 €, la seconda di 755€ e la terza (quella di domani) di altri 755€. Prezzo pieno. I libri fino ad ora me li sono comprati al modico prezzo di 70-80€ l’uno, prezzo pieno anche per quelli ovviamente. Vivo in un appartamento in affitto a Padova che devo pagarmi per intero perché non ho diritto alla residenza universitaria. A mezzogiorno solitamente mangio alla mensa universitaria in cui devo pagare prezzo intero, mentre moltissimi studenti hanno riduzioni anche lì.

Perché?

Perché mio padre è un imprenditore e quindi si suppone che guadagni talmente tanto da pulirsi il culo con i soldi e poterli sputtanare tranquillamente a destra e a manca. Poco importa se ciò non corrisponde alla realtà. Poco importa se lavora 12 ore al giorno inclusi i festivi per non chiudere la fabbrica. In più, come se non bastasse, lavoro come pizzaiolo (in regola) al sabato e alla domenica e quindi ho un reddito.

Quindi, il fatto che mentre gli altri si divertono io sia a lavorare mi dà diritto al prezzo pieno dappertutto. Vantaggi esclusivi.
Sia chiaro, non mi lamento per il fatto che devo lavorare per dare una mano a mio padre, sono più che felice di farlo, senza contare che mi piace fare il pizzaiolo e sono anche ben retribuito. Ciò che non mi va giù è che ci siano un sacco di studenti fancazzisti che godono di vantaggi che in realtà non dovrebbero avere. Il tutto solo perché i loro genitori si sono grattati i coglioni a suo tempo ed hanno preferito la sicurezza operaia al rischio di aprire un’attività.

Non mi va giù che i suddetti studenti si lamentino di essere senza soldi quando basterebbe imparare ad usare un po’ le mani e sacrificare qualche ora al lavoro. Non mi va giù che non siano disposti ad impegnarsi di più per avere quello che si meritano e si appellino invece al diritto alle pari opportunità. Non mi va giù di dover pagare delle tasse-rapina anche per loro.

Ma che ci posso fare? Nulla, perché ovviamente ho il culo coperto, io. Posso permettermi di dirle certe cose, io. Gli altri no non possono, quindi si prendono il lusso di cazzeggiare e divertirsi in tutta tranquillità. Studiando tra una pausa e l’altra di quando in quando.

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mag 06 2009

Lo sapevate che…

Categoria: Sapevate che... ?Endeeder @ 16:04

Quando il cristianesimo si diffuse in Europa, furono incorporati nei rituali e nelle celebrazioni della Chiesa molti antichi simboli e feste pagani. Oggi noi celebriamo come Halloween la grande festa celtica dei morti che segnava l’inizio dell’inverno il 31 ottobre, anche se la festa di Ognissanti, il 1° novembre, fu il tentativo della Chiesa di sviare l’attenzione dalle feste pagane. La vigilia di Natale era in origine la festa romana dei Saturnali. L’albero di Natale e molti altri simboli (l’agrifoglio, l’edera, le candele), che noi oggi associamo a questa festività, hanno un’origine pagana.

Da “I bottoni di Napoleone – Come 17 molecole hanno cambiato la storia”, di Penny le Couteur e Jay Burreson, pp. 233-234, edizioni TEA, 2008

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mag 03 2009

Ratzinger e La Sapienza. Il suo discorso del ‘92 su Galileo

Categoria: Miscredenze, ScienzaEndeeder @ 15:06

ratzingerMolti di voi ricorderanno il finimondo che fu scatenato poco più di un anno fa in occasione della visita di Papa Ratzinger all’università La Sapienza. In quel periodo le dispute furono accese e molti più che cercare di trovare una soluzione (o, ancora meglio, cercare di capire la situazione) tentarono di difendere la parte per cui “tifavano”.

Ora, a distanza di tempo, ripubblico qui il commento di Cloro (un fisico, utente del forum dell’UAAR) al discorso per via del quale il Papa fu reputato non bene accetto. A questo indirizzo trovate la discussione completa nonché il commento qui sotto (ampliato però con i commenti degli altri utenti).

Per chi invece preferisse una lettura più comoda, il pdf è disponibile per il download (e per la stampa) a questo indirizzo. Buona lettura!

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Avevo promesso tempo fa a giu73, Sole, ed altri un post tecnico (nel senso della fisica) che commentasse il discorso di Ratzinger del 92 che produsse l’incidente della Sapienza.

Ricordiamo che nel gennaio 2008 un gruppo di fisici della Sapienza scrissero una lettera privata al loro rettore, segnalando l’inopportunità di fare aprire l’anno accademico a Papa Ratzinger, data la sua posizione sul rapporto Fede-Scienza.
Il rettore divulgò la lettera (per suo tornaconto, e qui sarebbe lunga ….) e scoppiò una protesta studentesca di vaste proporzioni ed eco. Il papa fu comunque invitato a parlare, ma ritenne opportuno declinare l’invito.

Io vi leggerò il discorso del 92 menzionato nella lettera. Discorso integrale che negli anni a seguire non fu mai rivisto o corretto dal Papa, tanto che è lì in bella mostra di sé – nella sua radiosa imbecillità – in siti cattolici.

Lo farò in una sequenza di post, perché le cose da dire son molte. Abbiate pazienza.

Joseph Ratzinger ha scritto:

La crisi della fede nella scienza, tratto da: Svolta per l’Europa? Chiesa e modernità nell’Europa dei rivolgimenti, Paoline, Roma 1992, p. 76-79.

“Nell’ultimo decennio, la resistenza della creazione a farsi manipolare dall’uomo si è manifestata come elemento di novità nella situazione culturale complessiva.

Ebbene sì, ha iniziato con questa frase. Lo so che non vuol dire nulla di nulla, ma non fatevi intimorire. Ne troverete altre di frasi totalmente prive di significato. Non posso sottolinearle tutte. E’ solo una figura retorica che usa spesso. Si chiama logorrea ipnotica . E’ il tessuto connettivo dei suoi ragionamenti.

Ma andiamo avanti.

Joseph Ratzinger ha scritto:

La domanda circa i limiti della scienza e i criteri cui essa deve attenersi si è fatta inevitabile. Particolarmente significativo di tale cambiamento del clima intellettuale mi sembra il diverso modo con cui si giudica il caso Galileo.

“clima intellettuale” sottinteso nell’ampia cerchia di intellettuali composta da se medesimo e il tizio che ha assunto per portargli le ciabatte ogni mattina al risveglio, tenendole fra le mascelle, camminando carponi, e latrando come un labrador.

Joseph Ratzinger ha scritto:

Questo fatto, ancora poco considerato nel XVII secolo,

sì, infatti non si scomodarono mica un paio di papi addirittura e certamente più memorabili di te…

Joseph Ratzinger ha scritto:

venne -già nel secolo successivo- elevato a mito dell’illuminismo. Galileo appare come vittima di quell’oscurantismo medievale che permane nella Chiesa. Bene e male sono separati con un taglio netto.

Da una parte troviamo l’Inquisizione: il potere che incarna la superstizione, l’avversario della libertà e della conoscenza. Dall’altra la scienza della natura, rappresentata da Galileo; ecco la forza del progresso e della liberazione dell’uomo dalle catene dell’ignoranza che lo mantengono impotente di fronte alla natura. La stella della Modernità brilla nella notte buia dell’oscuro Medioevo (1).

Purtroppo no, caro giuseppino, non eravamo più nel Medioevo già da 4 secoli. Erano già passati il Rinascimento dalle nostre parti e l’Umanesimo in tutta Europa, eppure grazie alla Chiesa la notte oltretevere era davvero ancora molto ma molto buia.

Qui tenetevi forte. Finora si è scherzato. Nelle prossime righe c’è il capolavoro.

Intitoliamolo “Papa Ratzinger che insegna la Relatività a Galileo Galilei”

Joseph Ratzinger ha scritto:

Secondo Bloch, …

Premessa dovuta: chi è Bloch? E’ Ernst Bloch, un filosofo Marxista. Uno che non ci risulta abbia mai studiato fisica. Ratzinger da qui in poi sostiene che nel merito tecnico, cioè proprio dal punto di vista della Fisica, sulla questione se sia la terra che gira attorno al sole o viceversa, Galileo aveva nientepopodimeno che torto! E l’argomento che lo porta a dire questa cosa, non è un pensiero suo, oppure una frase di un fisico autorevole. No. E’ una frase – una cazzata effettivamente – detta da un filosofo Marxista.

Qui mi fido del fatto che Ratzi citi correttamente la fonte Bloch. Poco importa, anche se non mi sorprenderei che quella frase di Bloch sia stata espunta ad arte e decontestualizzata. Ammettiamo pure che Bloch fosse un asino in fisica –chissenefrega peraltro–. Ratzi la fa sua con grande soddisfazione. Sentite.

Joseph Ratzinger ha scritto:

Secondo Bloch, …il sistema eliocentrico -così come quello geocentrico- si fonda su presupposti indimostrabili.

…apperò… che notiziona !

Joseph Ratzinger ha scritto:

Tra questi, rivestirebbe un ruolo di primo piano l’affermazione dell’esistenza di uno spazio assoluto; opzione che tuttavia è stata poi cancellata dalla teoria della relatività.

POI? RELATIVITA’? Scusa? Ho capito bene?

Joseph Ratzinger ha scritto:

Egli (ndr. Bloch) scrive testualmente: «Dal momento che, con l’abolizione del presupposto di uno spazio vuoto e immobile, non si produce più alcun movimento verso di esso, ma soltanto un movimento relativo dei corpi tra loro, e poiché la misurazione di tale moto dipende dalla scelta del corpo assunto come punto di riferimento, così, qualora la complessità dei calcoli risultanti non rendesse impraticabile l’ipotesi, adesso come allora si potrebbe supporre la terra fissa e il sole mobile» (2).

Riassumo per chiarezza: stanno dicendo (Bloch e Ratzi).

“La fisica moderna un giorno smentirà Galileo e dimostrerà che l’idea che il sole sia fermo e la terra gli giri intorno è un retaggio antiquato di una fisica superata, ancorata al concetto di spazio assoluto. Con l’avvento della Teoria della Relatività si capirà che lo spazio assoluto non esiste e che se una cosa A gira intorno ad un’altra B, dal punto di vista dell’altra si può equivalentemente sostenere che sia B a girare intorno ad A. Che il fatto che A giri intorno a B è relativo…”

Questo ragionamento, nel 1992, è semplicemente PAZZESCO. Per due motivi:
1. E’ un ragionamento sbagliato proprio alla luce della teoria della relatività. In terza liceo scientifico ti costerebbe una bocciatura.
2. La Teoria della Relatività di cui stanno parlando, meglio detta “Principio di Relatività” è guardacaso di Galileo e sti due genii evidentemente non lo sanno !!!! (e non è di Einstein come probabilmente sottintendono, avendola loro imparata da qualche soap opera)

Perché sia un ragionamento sbagliato è presto detto. Il Principio di Relatività (quello cosiddetto “Speciale”) stabilisce un’equivalenza delle leggi della fisica “viste” da osservatori in moto relativo tra loro, e quindi l’equivalenza dei loro “sistemi di riferimento”, detti entrambi “inerziali”. Nei sistemi di riferimento inerziali e solo in essi, le leggi della fisica assumono la loro forma più semplice e chiara, senza “forze fittizie”. Pertanto tutti i sistemi di riferimento inerziali sono indistinguibili tra loro e si distinguono invece benissimo da tutti gli altri. Non si può dire quale sistema inerziale si muova e quale “stia fermo” (rispetto a che ?).

Ma quanto detto sopra è vero se tale moto relativo è “rettilineo uniforme”. Qui invece (parlando di sole e terra) siamo di fronte a due sistemi in rotazione relativa, il che significa che irrimediabilmente se l’uno dei due è un sistema inerziale, l’altro non lo è. Cioè che se in uno dei due le leggi della fisica valgono nella loro semplicità, per l’altro la cosa è automaticamente falsa, e quindi si osserveranno forze fittizie che consentiranno di stabilire inequivocabilmente che è lui che sta girando intorno all’altro. E infatti la fisica moderna SA BENISSIMO, da Copernico in poi, e anzi se vogliamo da Aristarco di Samo, che “LA TERRA GIRA INTORNO AL SOLE”. Potete scolpire questa frase su una lastra di granito e cementarla sulla facciata di casa vostra senza temere che mai nessun prete vi dia dell’ignorante in fisica.

In sostanza il SOLE è un sistema inerziale e la TERRA è un sistema non inerziale che vi ruota intorno. A voler essere superprecisi (ma lo sapevano benissimo già Galileo e Newton). Il sistema inerziale non è il centro nel sole, bensì è il “baricentro del sistema solare” che comunque cade sempre all’interno del sole, poco discosto dal centro.

Qui qualcuno di capzioso potrebbe obiettare che il “Principio di Relatività Generale” (questo davvero di Einstein) si applica effettivamente alla terra in quanto in caduta libera e blablabla…

NO! qui non c’entra un tubo la caduta libera. Qui c’è una cosa (La Terra) che ruota intorno ad un’altra (il centro di massa del sistema solare che è un punto mobile all’interno del Sole).

Ripetiamo:

“L’ARGOMENTO DEL TRENO”

Se voi siete in moto su un treno che scorre su binari lisci a velocità uniforme, la fisica all’interno del treno è identica alla fisica di chi sta seduto in stazione. Le cose cadono, i pendoli oscillano, la caccole vi pendono dal naso, i capelli in testa in assenza di vento vi stanno composti. I due sistemi di riferimento “treno” e “stazione” sono entrambi inerziali e sono indistinguibili, nel senso che il principio di relatività ci fa dire che entrambi si muovono di moto relativo. Nessuno dei due è in moto assoluto o fermo in modo assoluto. Nessuno dei due osservatori vede succedere attorno a sé cose strane.

Però se il treno CURVA, o meglio ancora se i binari del treno fossero uno stupido cerchio che gira intorno alla stazione come nei trenini elettrici della nostra infanzia, allora, col cavolo che la fisica all’interno del treno sarebbe la medesima che in stazione. Per spiegare i fenomeni all’interno del treno dovreste invocare forze fittizie (altresì dette inerziali) che spiegano come mai i capelli, la caccola, il pendolo e tutto quello che avete in cabina, cominciano a tendere nella direzione esterna al cerchio (voi la chiamate forza centrifuga). In altre parole, proprio la presenza di tale forza, vi farebbe concludere inesorabilmente che la fisica all’interno del treno è alterata da un fenomeno di accelerazione (curvare è di per sé un’accelerazione detta “centripeta”) . Concludereste inequivocabilmente che non siete in un sistema inerziale e state “GIRANDO” in tondo.

Lo so queste cose ve le hanno già dette in terza liceo e le avete studiate tutti. Chiedo venia. Sopportatemi. Purtroppo stiamo parlando di un caso patologico di ignorante presuntuoso e logorroico e quindi devo abbassarmi a spiegare i dettagli.

Adesso però passiamo alla cosa davvero pazzesca. L’argomento del treno, che vi ho appena esposto nel mio orripilante italiano moderno e sgrammaticato, è guardacaso stato esposto per la prima volta nella storia dell’umanità proprio dal signor Galileo Galilei, pisano, nel suo “Dialogo sopra i Massimi Sistemi …”

La faccio dire a lui. Non è solo la prima volta nella storia dell’umanità che questa cosa venne detta. E’ altresì il modo più meravigliosamente bello in cui mai uomo alcuno, prima e dopo abbia esposto questo concetto.

Galileo invece che salire su un treno (i treni erano sempre in ritardo di secoli all’epoca) sale su una nave (navilio). Leggete, in religioso silenzio.

Il più grande italiano di tutti i tempi*, nel 1632 ha scritto:

Riserratevi con qualche amico nella maggiore stanza che sia sotto coverta di alcun gran navilio, e quivi fate d’aver mosche, farfalle e simili animaletti volanti; siavi anco un gran vaso d’acqua, e dentrovi de’ pescetti; sospendasi anco in alto qualche secchiello, che a goccia a goccia vadia versando dell’acqua in un altro vaso di angusta bocca, che sia posto a basso: e stando ferma la nave, osservate diligentemente come quelli animaletti volanti con pari velocità vanno verso tutte le parti della stanza; i pesci si vedranno andar notando indifferentemente per tutti i versi; le stille cadenti entreranno tutte nel vaso sottoposto; e voi, gettando all’amico alcuna cosa, non piú gagliardamente la dovrete gettare verso quella parte che verso questa, quando le lontananze sieno eguali; e saltando voi, come si dice, a piè giunti, eguali spazii passerete verso tutte le parti. Osservate che avrete diligentemente tutte queste cose, benché niun dubbio ci sia che mentre il vassello sta fermo non debbano succeder cosí, fate muover la nave con quanta si voglia velocità; ché (pur che il moto sia uniforme e non fluttuante in qua e in là) voi non riconoscerete una minima mutazione in tutti li nominati effetti, né da alcuno di quelli potrete comprender se la nave cammina o pure sta ferma: voi saltando passerete nel tavolato i medesimi spazii che prima, né, perché la nave si muova velocissimamente, farete maggior salti verso la poppa che verso la prua, benché, nel tempo che voi state in aria, il tavolato sottopostovi scorra verso la parte contraria al vostro salto; e gettando alcuna cosa al compagno, non con piú forza bisognerà tirarla, per arrivarlo, se egli sarà verso la prua e voi verso poppa, che se voi fuste situati per l’opposito; le gocciole cadranno come prima nel vaso inferiore, senza caderne pur una verso poppa, benché, mentre la gocciola è per aria, la nave scorra molti palmi; i pesci nella lor acqua non con piú fatica noteranno verso la precedente che verso la sussequente parte del vaso, ma con pari agevolezza verranno al cibo posto su qualsivoglia luogo dell’orlo del vaso; e finalmente le farfalle e le mosche continueranno i lor voli indifferentemente verso tutte le parti, né mai accaderà che si riduchino verso la parete che riguarda la poppa, quasi che fussero stracche in tener dietro al veloce corso della nave, dalla quale per lungo tempo, trattenendosi per aria, saranno state separate; e se abbruciando alcuna lagrima d’incenso si farà un poco di fumo, vedrassi ascender in alto ed a guisa di nugoletta trattenervisi, e indifferentemente muoversi non piú verso questa che quella parte.

E di tutta questa corrispondenza d’effetti ne è cagione l’esser il moto della nave comune a tutte le cose contenute in essa ed all’aria ancora, che per ciò dissi io che si stesse sotto coverta; ché quando si stesse di sopra e nell’aria aperta e non seguace del corso della nave, differenze piú e men notabili si vedrebbero in alcuni de gli effetti nominati: e non è dubbio che il fumo resterebbe in dietro, quanto l’aria stessa; le mosche parimente e le farfalle, impedite dall’aria, non potrebber seguir il moto della nave, quando da essa per spazio assai notabile si separassero; ma trattenendovisi vicine, perché la nave stessa, come di fabbrica anfrattuosa, porta seco parte dell’aria sua prossima, senza intoppo o fatica seguirebbon la nave, e per simil cagione veggiamo tal volta, nel correr la posta, le mosche importune e i tafani seguir i cavalli, volandogli ora in questa ed ora in quella parte del corpo; ma nelle gocciole cadenti pochissima sarebbe la differenza, e ne i salti e ne i proietti gravi, del tutto impercettibile.

*il più grande forse ex aequo con Archimede. Nessun altro si offenderà, spero. Se no ne discutiamo volentieri pacatamente. Mi procuro un machete.

En passant facciamo altresì notare che il libro in cui venne scritto questo passo la Chiesa l’ha fatto bruciare e non avrebbe mai voluto che venisse pubblicato.

Ora rileggiamo quello che è successo.

Ratzinger arriva 400 anni dopo Galileo e gli dà dell’ignorante in fisica. Usando un argomento preso dalla “Teoria della Relatività” come la chiama lui, che in realtà è il “Principio di Relatività”. Senza rendersi conto che:

1. La “teoria della relatività” lui non l’ha capita. Sono cose note agli studenti di terza liceo, ma a lui no. Perché lui è semplicemente un ignorante senza appello.

2. Purtroppo per lui, la “teoria della relatività” (come la chiama lui) è proprio di GALILEO GALILEI, che nel 1632 queste cose invece le aveva capite benissimo e le avrebbe insegnate una volta per tutte all’umanità postera in uno dei capolavori assoluti della letteratura scientifica dell’umanità.

Il meno indimenticabile papa della storia ha scritto:

Ma cazzen ! Proprio quello stronzen di Galileo doveva essere l’autore di quella dannaten teoria che non ho mai capito ? E nessuno mi avvisa prima che io vada a parlare in pubblico ? Georg ! Bastarden, vieni qua ! (rumore di ciabatte che si schiantano sul muro)

Qui torniamo al discorso… si ammoscia un po’…

Joseph Ratzinger ha scritto:

Curiosamente fu proprio Ernst Bloch, con il suo marxismo romantico, uno dei primi ad opporsi apertamente a tale mito, offrendo una nuova interpretazione dell’accaduto.

Curiosamente? Curiosamente cosa? Perché Galileo era notoriamente comunista, e a smentirlo è curiosamente proprio un Marxista, questo intendi, vero? Se no sta frase non si spiega…

No comment

Joseph Ratzinger ha scritto:

Il vantaggio del sistema eliocentrico rispetto a quello geocentrico non consiste perciò in una maggior corrispondenza alla verità oggettiva, ma soltanto nel fatto che ci offre una maggiore facilità di calcolo. Fin qui, Bloch espone solo una concezione moderna della scienza naturale. Sorprendente è invece la valutazione che egli ne trae: «Una volta data per certa la relatività del movimento, un antico sistema di riferimento umano e cristiano non ha alcun diritto di interferire nei calcoli astronomici e nella loro semplificazione eliocentrica; tuttavia, esso ha il diritto di restar fedele al proprio metodo di preservare la terra in relazione alla dignità umana e di ordinare il mondo intorno a quanto accadrà e a quanto è accaduto nel mondo» (3).

Applauso! Bravi, ASINI! STUDIATE! Qui il discorso cambia. Adesso cita Feyerabend.

Questo è il passo che ha fatto maggior “notizia” nell’incidente della Sapienza, quello che ha indignato più gente. Il perché lo scoprirete tra un istante

Premessa. Chi è Feyerabend? Filosofo tutt’altro che stupido, discepolo di Popper con cui però entrerà in parte in contrapposizione creando la “critica al negazionismo”. Il cuore del suo messaggio è che la frase di Popper “è scientifico tutto ciò che si presta a negazione”, è stato spesso contraddetto dallo sviluppo della scienza, perché molti scienziati hanno utilizzato “esperimenti mentali”, che nel caso più benevolo possono essere interpretati come i gedanken experiment del XX secolo (gatti di schrodinger, ascensori di Einstein), nel caso più malevolo possono essere pensati come “dati taroccati” per dar ragione alle teorie che si vogliono dimostrare.

Galileo sicuramente fece uso di “esperimenti mentali”, primo tra tutti il navilio di cui sopra. Non mise mai per davvero una farfalla e una mosca dentro ad una stanza su una nave in moto. Un secchio che gocciola appeso al soffitto della nave e un vaso sotto. Un fisico del XX secolo vi risponderebbe: certo che non lo fece mai! Però se lo fate è proprio vero! L’importante è che tu possa verificarlo. Prova!

Feyerabend non dirà mai che Galileo per questo era un idiota o che la scienza che ha prodotto fosse falsa. Dirà però che il “METODO” usato da Galileo è più complesso di quanto non dicano gli schematismi di filosofia della scienza di Galileo stesso e di Popper. Definisce quella che lui chiama “controinduzione”, per rendere conto del modo di procedere di Galileo (e dei fisici dopo di lui) in molteplici casi.

Feyerabend sicuramente dice delle cose giuste e interessanti, che a mio modo di vedere completano l’analisi di Popper e rendono conto del procedere a tentativi, talvolta forzati, che la Scienza da sempre compie.

Un’altra cosa tutt’altro che trascurabile da sapere su Feyerabend è che era un fricchettone che dall’Austria non si trasferì al Vaticano, bensì nella California degli anni 60 (insegnò a Berkeley dal 1958 all’ 89) dove tirava un’aria molto rivoluzionaria e anticonformista. Popper non solo lo lesse, ma se lo fumò anche in gradevoli coni di carta riempiti di maria! Personaggio che amava stupire nelle esternazioni, dai modi molto “figlio-dei-fiori”, non sarebbe davvero piaciuto a Ratzinger se si fossero conosciuti di persona. Immaginatevi uno “Sgarbi” della Filosofia della Scienza. Solo intelligente.

Non sono un esperto di Feyerabend. Ma penso che il quadretto che ho fatto basti.

Ebbene Joseph lo cita così,

Joseph Ratzinger ha scritto:

Se qui entrambe le sfere di conoscenza vengono ancora chiaramente differenziate fra loro sotto il profilo metodologico, riconoscendone sia i limiti che i rispettivi diritti, molto più drastico appare invece un giudizio sintetico del filosofo agnostico-scettico P. Feyerabend. Egli scrive: «La Chiesa dell’epoca di Galileo si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo, e prese in considerazione anche le conseguenze etiche e sociali della dottrina galileiana. La sua sentenza contro Galileo fu razionale e giusta, e solo per motivi di opportunità politica se ne può legittimare la revisione» (4).

La frase pesantissima di Feyerabend va letta nel contesto della sua critica al metodo, e – ciò detto – è una sua opinione che penso pochi contestualizzata o decontestualizzata si sentirebbero di condividere. Una sparata alla Sgarbi, per capirci. Di quelle per far notizia.

Ratzinger la fa sua con evidente soddisfazione, senza se e senza ma, senza sapere nulla del dibattito da cui proviene “Galileo andava sentenziato. Brava la Chiesa che l’ha fatto.”

Punto. Lo dicono pure i figli dei fiori, quindi! Capite bene che ad un fisico italiano questa cosa, detta da un Cardinale nel 1992, possa produrre dell’orticaria di proporzioni notevoli.

La cosa interessante che non sono mai riuscito a sapere, è che cosa abbia pensato / replicato Feyerabend a Ratzinger dopo questa citazione che fece il giro del mondo. Feyerabend infatti era gravemente malato, e sarebbe morto un paio di anni dopo. Non ho mai trovato un link di un suo commento. Il finale è un delirio. Un crescendo Wagneriano

Joseph Ratzinger ha scritto:

Dal punto di vista delle conseguenze concrete della svolta galileiana, infine, C. F. Von Weizsacker fa ancora un passo avanti, quando vede una «via direttissima» che conduce da Galileo alla bomba atomica.

Qui da fisico teorico devo passare la palla ai colleghi del reparto neuropsichiatria. E continua

Joseph Ratzinger ha scritto:

Con mia grande sorpresa, in una recente intervista sul caso Galileo non mi è stata posta una domanda del tipo: «Perché la Chiesa ha preteso di ostacolare lo sviluppo delle scienze naturali?», ma esattamente quella opposta, cioè: «Perché la Chiesa non ha preso una posizione più chiara contro i disastri che dovevano necessariamente accadere, una volta che Galileo aprì il vaso di Pandora?»

Insomma, perché non avete bruciato anche lui in campo dei Fiori, sperando che nessun altro dopo di lui si sarebbe accorto che la terra gira attorno al sole ?

Qui c’è un excusatio non petita

Joseph Ratzinger ha scritto:

Sarebbe assurdo costruire sulla base di queste affermazioni una frettolosa apologetica….

…come stai invece facendo …

Joseph Ratzinger ha scritto:

La fede non cresce a partire dal risentimento e dal rifiuto della razionalità, ma dalla sua fondamentale affermazione e dalla sua inscrizione in una ragionevolezza più grande. [...] Qui ho voluto ricordare un caso sintomatico che evidenzia fino a che punto il dubbio della modernità su se stessa abbia attinto oggi la scienza e la tecnica”.

E questa è la logorrea ipnotica che già conosciamo, che non guasta mai in chiusa di un discorso scemo. Meglio il nulla che un’altra boiata.

Chiude con le referenze.

Joseph Ratzinger ha scritto:

(1) Cfr. W. Brandmüller, Galilei und die Kirche oder das Recht auf Irrtum, Regensburg 1982.

(2) E. Bloch, Das Prinzip Hoffnung, Frankfurt/Main 1959, p. 920; Cfr F. Hartl, Der Begriff des Schopferischen. Deutungsversuche der Dialektik durch E. Bloch und F. v. Baader, Frankfurt/Main 1979, p. 110.

(3) E. Bloch, Das Prinzip Hoffnung, Frankfurt/Main 1959, p. 920s.; F. Hartl, Der Begriff des Schopferischen. Deutungsversuche der Dialektik durch E. Bloch und F. v. Baader, Frankfurt/Main 1979, p. 111.

(4) P. Feyerabend, Wider den Methodenzwang, FrankfurtM/Main 1976, 1983, p. 206.

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