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Depersonificazione

Come alcuni di voi sanno già, è da un bel pò di tempo, ormai, che ho semplicemente smesso di interessarmi ai problemi della politica in quanto sono arrivato a ritenere che la politica sia IL Problema. Ciò che mi sconvolge, però, è il consenso allo statalismo ed al controllo che vedo crescere di giorno in giorno in questo mio popolo italiano, come sempre d’avanguardia anche se in questo caso negativamente.

E così vedo richiedere, a voce sempre più alta, un maggiore controllo e una maggiore presenza da parte delle forze dell’ordine statale che si sentono sempre più legittimate a fare un pò come vogliono. Vedo pubblicate delle liste nazifiscali dal ministro dell’economia, in cui tutti possono vedere quanto guadagnano tutti gli altri. Vedo manifestazioni di piazza a favore delle intercettazioni senza il menché minimo scrupolo per la privacy individuale. Leggi, in via di approvazione, per la schedatura tramite impronte digitali di tutti i cittadini. Come le bestie (grazie dell’immagine Paxtibi!).

L’ennesima conferma di un indirizzo preso già tempo fa: quello di schedare, controllare, avere a disposizione più dati possibile… Già qualche anno fa, infatti, con una leggina si era stabilito che la banca dati del Ministero dell’Interno potesse conservare le generalità non solo di persone che hanno avuto qualche problema con la legge, ma anche di comuni cittadini che sono stati fermati anche solo una volta dalla Polizia per esibire patente e libretto. Nel cervellone del ministero degli Interni ci sono io, ci siete voi, ci sono praticamente tutti.

Uno scenario Orwelliano simil 1984, molto simile al film Minority Report dove tutti sono controllati e dove lo stato possiede ogni genere di informazione sui cittadini.

“Non vi è libertà ogni qual volta le leggi permettono che, in alcuni eventi, l’uomo cessi di essere persona e diventi cosa” Cesare Beccaria da “Dei delitti e delle pene” (cap. XXVII)

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Articoli libertari

Oggi ho aggiunto due articoli alla “collezione” di articoli e saggi di Era Volgare due articoli di Guglielmo Piombini sul libertarianism.

- Anarco-capitalismo contro Anarco-comunismo

- Per l’anarco-capitalismo

Leggeteli con attenzione

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Il tasto RESET: la nuova economia.

Quando si tratta di economia mondiale si parla di una materia che non credo si possa a tutti gli effetti definire scienza: l’economia, così come la politica, dà modo di valutare i propri effetti solo attraverso un analisi storica a posteriori. Per questo motivo, dal momento che la positività dell’attuazione di una dottrina economica si può valutare inizialmente solo su base statistica, senza alcuna certezza di carattere dimostrativo, l’economia si riduce ad essere una di quelle “pseudoscienze” (come la psicologia e la politica) che hanno per soggetto di indagine qualcosa che non è certo: non esiste a mio parere nulla di più incerto e soggettivo della personalità umana, ad esempio, così come non si possono prevedere le reazioni politiche o gli andamenti di mercato.

Tuttavia, ciò non significa che alcune di queste “pseudoscienze” non meritino di essere studiate.

Lo scopo di queste, non sarà però quello di scoprire il “vero”, o il “maggiormente verosimile”, come le scienze vere e proprie nella loro accezione moderna, ma semplicemente quello di rendere la vita dell’uomo la più dignitosa e piacevole possibile.

Con questo si intende che la loro valenza, in particolare quella dell’economia, debba essere etica prima che speculativa. Ovviamente il sistema capitalistico-liberista di stampo americano finora applicato all’economia mondiale, non può, proprio per la sua impostazione di fondo, dare spazio a questa possibilità.

D’altra parte è anche evidente che tale sistema è fallito: lo si evince dalla già in atto recessione americana, dal fallimento del sistema neocolonialistico delle multinazionali e dalla necessità da parte degli organismi mondiali di controllo economico come WTO e FMI che hanno dovuto rivedere le loro posizioni nei riguardi di paesi in via di sviluppo come India, Brasile e, in qualche modo, Cina.

Altro sintomo evidente è che questo sistema pur tacciandosi di liberismo, è incappato nelle mille contraddizioni che il sistema stesso presenta, drogandosi dal momento della sua stessa nascita di dumping e interventi statali.

Il mercato, pertanto, non è in grado di regolarsi da solo, non più, non a queste condizioni.

Ciò di cui l’economia globale necessità è una svolta epocale nella propria impostazione teorica, qualcosa che riguarda il buon senso di ognuno prima che le competenze  dei tecnici.

Ciò di cui il commercio mondiale ha bisogno è una “rivoluzione” non delle sue modalità, ma dei suoi fini: il “sistema terra” non potrà reggere ancora per molto la competizione sfrenata dettata dai più sfrontati individualismi, non riuscirà a sopportare le gerarchie costituite e rinvigorite da anni di assurdo sfruttamento delle risorse umane e ambientali dei paesi già impantanati per conto loro.

Nuove modalità etiche come il microcredito o le cooperative sudamericane rappresentano quel tasto RESET da cui l’economia globale dovrebbe ripartire, mutando il proprio statuto di fondo prima che le modalità in cui applicarlo, restituendo finalmente dignità ad una delle più importantanti materie di studio degli ultimi cent’anni.

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Sigarette e fumo: sostanze irritanti ed effetti del fumo sulla circolazione sanguigna dell’organismo

Il fumo fa maleNel fumo sono state analizzate fino a 4000 sostanze. Molte di esse irritano le cellule delle vie respiratorie, altre entrano nel sangue e intossicano cellule di ogni tipo. Alcuni esempi sono: acetato di etile, che causa irritazione di occhi, pelle, naso, gola e può dare origine a narcosi e dermatiti; acetato di isoamile, che causa irritazione di occhi, pelle, naso, gola e può dare origine a dermatiti e (in animali) narcosi; acetato di isobutile che causa irritazione di occhi, pelle, apparato respiratorio superiore e può generare emicrania, sonnolenza e anestesia.

Monossido di Carbonio (CO)

Un’altra sostanza contenuta nel fumo di sigaretta e particolarmente dannosa per l’organismo è l’ossido di carbonio, che si forma durante la combustione della sigaretta, perché nella parte interna arriva poco ossigeno. La sigaretta, infatti, dovrebbe fare la fiamma e non la brace.

Il monossido di carbonio (CO), che è un gas tossico, viene immesso nei polmoni con la respirazione, si lega all’emoglobina del sangue, data la sua capacità di legame 250 volte superiore a quella dell’ossigeno, la blocca, in una percentuale persino del 15% - 20% nel forte fumatore, e riduce così la possibilità del sangue di trasportare ossigeno ai tessuti. Il risultato di questo è che i tessuti sono parzialmente privati di ossigeno e il cuore deve lavorare con un impegno maggiore. Si ha una degenerazione adiposa dei vasi e la loro calcificazione, la pelle invecchia precocemente, i capelli sono più deboli e il rendimento fisico cala.

Effetti sull’organismo

Bronchite cronica: viene provocata da sostanze irritanti. Il fumo di sigarette, infatti, altera la struttura e la funzione delle vie aeree centrali e periferiche, degli alveoli, dei capillari, del sistema immunitario, dei bronchi e dei polmoni. L’esposizione di queste cellule alle tossine presenti nel fumo di tabacco potrebbe essere uno dei meccanismi che contribuiscono all’infiammazione nei fumatori, e quindi nella patogenesi delle malattie collegate al fumo.

Tumori e circolazione sanguigna: gli idrocarburi policiclici aromatici, contenuti nel catrame, e il Polonio 210 sono invece i principali responsabili dello sviluppo dei tumori polmonari e non solo. Il fumo è la causa principale di malattie coronariche in uomini e donne.

Arteriopatia obliterante: è una malattia dovuta al restringimento delle arterie delle gambe (ma anche di altre parti del corpo) e si manifesta con crampi alla gambe al minimo sforzo, anche dopo pochi metri di cammino.

Aneurisma aortico: è una dilatazione anormale di questa importantissima arteria. E’ pericoloso perchè può facilmente rompersi e la sua rottura provoca la morte immediata. Chi soffre di aneurisma aortico non dovrebbe fumare, perchè i decessi per rottura sono 6 volte più numerosi tra i fumatori che tra i non fumatori.

Aterosclerosi: è una malattia infiammatoria cronica delle arterie di grande e medio calibro che si instaura a causa dei fattori di rischio cardiovascolare quali fumo, ipercolesterolemia, diabete, ipertensione e obesità.

Cardiopatia ischemica: è causata dal monossido di carbonio e dalla nicotina. Probabilmente il cadmio, l’ossido nitrico e i cianuri di solfuro di carbonio hanno una loro importanza che non è ancora stata accertata quantitativamente. La cardiopatia ischemica è una delle malattie più frequenti nei paesi progrediti. I fumatori corrono un rischio di ammalarsi che è più del doppio rispetto a quello dei non fumatori. Si stima che il 20-25% dei problemi cardiovascolari siano legati al fumo. Il fumo, poi, stimolando una parte del nostro sistema nervoso (adrenergico) può favorire la vasocostrizione o gli spasimi delle arterie (soprattutto delle coronarie). Smettendo di fumare il rischio si riduce dopo solo un anno di astinenza e, dopo 20 anni, diventa simile (ma sempre un pò superiore) a quello di chi non ha mai fumato.

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Fumo: nuoce gravemente alla salute?

Un pò di tempo fa avevo già parlato del fumo. Ora torniamo a parlarne, ma più scientificamente.

Il fumo e la legislazione

Nel 1992 l’OMS ha inserito il fumo di tabacco nel capitolo dedicato ai “Disordini mentali e comportamentali” dovuti all’uso di sostanze psicoattive e che nel 1994 il DSM – IV ha classificato la dipendenza e l’astinenza da nicotina come un disturbo psichico, vediamo ora come e in che modo il fumo danneggia l’organismo.

Le origini

Il tabacco è una pianta originaria del Sud America, importata in Europa in tempi antichi, probabilmente nel periodo delle prime spedizioni spagnole nel Nuovo Mondo. All’inizio veniva considerata una pianta con potere medicinale ed occorse molto tempo per stabilire il reale danno procurato dalle sigarette e dai suoi componenti, anche perché i sintomi immediati come la tosse e l’espettorato vennero inizialmente sottovalutati e poco considerati.

Per le sigarette vengono utilizzate le foglie del tabacco essiccate e trattate con diversi additivi aromatici che ne migliorano il sapore. Dalla combustione del tabacco e della carta che lo avvolge si sviluppa un fumo contenente: nicotina, ossido di carbonio, cationi e 4.000 sostanze diverse (40 delle quali sono considerate cancerogene).

La Nicotina

La nicotina agisce sul sistema nervoso autonomo simpatico e di conseguenza è un eccitante che accelera i battiti cardiaci e aumenta la pressione sanguigna. L’inalazione del fumo è un metodo per apportare nicotina al cervello dove si verificano alterazioni a livello psichico e si crea la dipendenza. La nicotina viene assorbita a livello polmonare, entra nel circolo sanguigno e raggiunge il cervello in 8 -10 secondi. La dipendenza da nicotina ha caratteristiche ereditarie. Fin dalla nascita, infatti, è possibile che una persona su tre sia predisposta a cadere nella trappola della nicotina.

La nicotina è un alcaloide elaborato dalle foglie della pianta di tabacco per difendersi dagli insetti che muoiono se mangiano una certa quantità di foglia. La nicotina presente in un pacchetto di sigarette porterebbe alla morte di una persona, se venisse tutta iniettata nel sangue contemporaneamente.

Dopo l’effetto eccitante iniziale, che dà come una sferzata alla mente , subentra un secondo momento di depressione,un senso di vuoto crescente che spinge ad accendere nuovamente una sigaretta per riportare nuova nicotina al cervello che manda segnali di sofferenza. Buona parte della nicotina presente in una sigaretta viene distrutta dal fegato in 20-30 minuti. La bassa dose nel sangue genera forte desiderio – dipendenza – di nuova assunzione.

La nicotina attiva due aree cerebrali mesolimbiche: Nucleus accumbens e Locus Coeuruleus. Si forma, all’interno del centro nervoso del rinforzo del piacere, un vero cortocircuito che si ripete all’infinito.La ragione non è cosciente di questa “trappola” e l’istinto nega la dipendenza, perché questa viene generata nel suo interno.

L’azione della nicotina sul sistema nervoso autonomo simpatico determina tutta una serie di variazioni più o meno accentuate: ridotta circolazione del sangue, vasocostrizione periferica (mani e piedi freddi), debolezza muscolare (acido lattico nelle braccia), respirazione più breve, maggiore affaticamento cronico, mancanza di energie, diminuita tonicità fisica.

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La copertura intellettuale del socialismo

Ho tradotto per voi questo articolo del Mises institute. Spero di aver fatto cosa gradita, in ogni caso leggetelo con attenzione!

——–

La copertura intellettuale del socialismo

Di Hans-Hermann HoppeBerlin Wall

Comparata alla vita negli stati Occidentali, dove il settore socialista è considerevole, la vita nel socialismo totale è miserabile.

Lo standard di vita è talmente deplorevole che, nel 1961, il governo socialista della Germania Est ha costruito un sistema di muri, filo spinato, apparecchi che sparano automaticamente, torri di vedetta, cani da guardia e sorveglianti, per quasi 900 miglia, per impedire alle persone di scappare dal socialismo.

L’evidenza empirica ci mostra che il socialismo è un ovvio fallimento. E la causa del fallimento del socialismo è chiara e cristallina: non c’è nessuna proprietà privata dei mezzi di produzione, e praticamente tutti i fattori di produzione sono posseduti in comunità precisamente allo stesso modo di come gli Americani possiedono il Servizio Postale.

Perché, allora, persone che sembrano serie e intelligenti supportano il socialismo? E perché rimangono migliaia di scienziati sociologi che vogliono togliere sempre più fattori di produzione al controllo privato per affidarli alla collettività?

Per un motivo, naturalmente, alcuni socialisti potrebbero semplicemente essere il male. Essi potrebbero non provare nulla contro la miseria, specialmente se è miseria solo per gli altri, e loro godono della carica di amministrarla mentre vivono sicuramente molto bene.

Ma io sono interessato a quelli che sostengono il socialismo perché è presumibilmente più “valore-produttivo” del capitalismo. Loro asseriscono che ciò che l’evidenza mostra d’altro canto, come nella Germania dell’Est, è un passo indietro, o magari solamente accidentale.

Ma come può chiunque negare che la Germania dell’Est o l’esperienza Russa costituiscono evidenze decisive contro il socialismo? Come possono andare in giro a promuovere l’assurdo punto di vista secondo cui l’evidenza contro il socialismo è solamente casuale?

La risposta giace nella musicalmente-rispettabile filosofia dell’empirismo. E’ l’empirismo che fa da scudo al socialismo dal rifiuto del suo stesso fallimento, e che da al socialismo qualsiasi credibilità esso possa avere.

Ecco perché la critica Misesiana al socialismo attacca allo stesso tempo socialismo ed empirismo. Essa spiega che esiste una connessione necessaria tra socialismo e bassi standard di vita; l’esperienza Russa non fu un incidente; e il tentativo degli empiristi di farla apparire un incidente si basa su un errore intellettuale.

L’empirismo si basa su due assunti fondamentali: primo, non si può conoscere nulla della realtà con certezza, a priori; e, secondo, un’esperienza non può mai provare definitivamente che la relazione tra due o più eventi esiste o non esiste.

Usando questi due assunti come punto di partenza, è facile respingere qualsiasi contro teoria empirica del socialismo.

Il socialista-empirista non nega i fatti. Infatti, egli ammetterà (con riluttanza) che gli standard di vita in Russia e Germania Est sono deplorevoli. Ma sostiene che questa esperienza non costituisce un caso contro il socialismo.

Invece, dice, le condizioni miserabili sono il risultato di alcune circostanze trascurate e non controllate di cui si avrà più cura in futuro, dopo che tutti avranno visto che il socialismo porta ad alti standard di vita.

Con l’empirismo, anche i forti divari tra Germania Est e Ovest possono essere spiegati senza problemi. L’empirista dice, per esempio, che quei divari sono frutto degli aiuti del piano Marshall alla Germania Ovest, mentre la Germania dell’Est doveva pagare le riparazioni all’Unione Sovietica; o perché la Germania Est comprendeva la Germania meno sviluppata, le province rurali; o perché la mentalità servile non fu messa da parte nell’Est se non molto più tardi, e così via.

Nemmeno l’esperimento più accuratamente controllato può cambiare questa realtà, perché è impossibile controllare ogni variabile che può influire sensibilmente sulla variabile che vogliamo spiegare. Non possiamo neppure conoscere tutte le variabili che contribuiscono a formare l’universo, il che rende tutte le domande che ci poniamo aperte a nuove esperienze.

Stando all’empirismo, non c’è modo di escludere ogni caso come una possibile causa di qualcos’altro. Persino le cose più assurde – purché esse siano già avvenute in passato – possono essere possibili cause. In questo modo non c’è fine al numero di possibili scuse.

L’empirista-socialista è in grado di respingere qualsiasi critica intentata contro il socialismo fin tanto che esso si basi unicamente sull’evidenza empirica. Egli può sostenere che, dal momento che non possiamo sapere quali saranno i risultati futuri delle politiche socialiste, dobbiamo provarle e dare all’esperienza diretta la possibilità di parlare. E non curandosi di quanto cattivi saranno i risultati, l’empirista-socialista può sempre salvarsi dando la colpa a qualche, finora trascurata, variabile. Crea una nuova e rivista ipotesi, e suppone di doverla testare indefinitamente.

L’empirista dice che l’esperienza può dirgli se un particolare schema politico socialista non ha raggiunto l’obiettivo di produrre più benessere. Ma non può mai dirgli se lo stesso schema leggermente modificato produrrà migliori risultati. E non sarà l’esperienza a dirgli che è impossibile migliorare la produzione di beni e servizi, o alzare gli standard di vita, qualsiasi politica socialista egli prenda in considerazione.

Ora vediamo quanto dogmatica è l’attuale filosofia empirica. Nonostante la sua presunta apertura e il suo appello all’esperienza, l’empirismo è uno strumento intellettuale che immunizza dalla critica e dall’esperienza. E’ il perfetto e disonesto mezzo intellettuale per schermare il socialismo dalla lampante evidenza del suo fallimento.

L’economia Misesiana ci mostra che il socialismo fallisce perché viola le leggi irrefutabili dell’economia – prime fra loro la legge dello scambio, la a legge di utilità marginale decrescente, la legge Ricardiana del diritto di associazione, la legge del controllo dei prezzi e la teoria sulla quantità di denaro – che possono essere dedotte dall’assioma d’azione per mezzo di logica applicata.

E quindi siamo in grado di sapere – in anticipo e assolutamente – quali saranno le conseguenze del socialismo qualsiasi sia la sua applicazione.

Se vogliamo attaccare il socialismo, dobbiamo anche attaccare l’assurdo errore intellettuale dell’empirismo. E se vogliamo sconfiggere il socialismo, dobbiamo creare un caso di principio Misesiano basato sulla logica di azione umana e sulle inconfutabili leggi dell’economia.

——–

Il professor Hans-Hermann Hoppe insegna economia all’Università del Nevada, Las Vegas, ed è un senior fellow del Ludwig von Mises Institute.

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Le tremontate ed il G8

Leggo sul sito di Reuters le ultime news direttamente dal G8. Anche se più di tanto news non sono.

Secondo il G8 il vero traino dell’economia mondiale è la globalizzazione e per permettere alla sopra citata di lavorare a pieno ritmo è necessaria una  maggiore trasparenza dei mercati. Cosa intendano con "maggiore trasparenza" è un mistero. Forse che hanno semplicemente bisogno di più dati a riguardo per capirne qualcosa e probabilmente non li aiuterebbe in ogni caso a migliorare la situazione.

Un bel mix di contestazione sul global warming catastrofistico, speculazione e un pò di miliardi di fondi gettati nel fuoco nel nome di una finta solidarietà verso i paesi più poveri. Insomma, un bell’expo della demagogia nella solita salsa con cui ci hanno abituato anche quelli della Fao e dell’ONU.

Ma fuori dall’oscurità di cotanta potenza mondiale, brilla un faro, una luce guida, il nuovo messia dell’economia mondiale. Uno che ha capito come fare per bloccare la crescita dei prezzi del petrolio e con la sua Robin "UrcaUrcaTirulero" Hood Tax ci assicura che non ci saranno ricadute sui consumatori. Non è dato ai poveri mortali sapere come sarà possibile una cosa del genere, ma state pur certi che con gli stessi poteri con cui ha sconfitto il Mago di Oz, Giulietto ci salverà. Non abbiate pauva, abbiate spevanza.

Scherzi a parte, in mezzo a tutte queste belle parole c’è chi ci dimostra che un altro futuro per la Terra è possibile. Si chiama Muhammad Yunus, Nobel per la Pace, economista, fondatore della Grameen Bank e ideatore del sistema del microcredito per il finanziamento ai più poveri. Un liberale tout court che torna a dimostrarci ciò che la Scuola Austriaca ed i suoi esponenti affermavano già da tempo, ovvero come un sistema capitalista in un mercato libero sia l’unica, vera ed efficace soluzione. E che l’economia attuale va male perchè è socialista. Il mercato nasce sempre (o quasi) dalla domanda, che è frutto di un bisogno, che è frutto di una situazione di disagio. Non c’è niente di altruista o "sociale" nel microcredito, è la risposta del mercato a un bisogno, e la prova che aiutare i deboli non è responsabilità dello Stato. Più il credito è oberato da tasse e licenze e più diventa sconveniente farlo micro. Come a dire che spesso il peso dello Stato, che ha almeno nominalmente scopi "umanitari", finisce per impedire che il mercato partorisca la soluzione naturale di un problema. La banca di Yunus è una banca come le altre.. nulla di rivoluzionario, è solo stata soddisfatta una nuova domanda che iniziava a farsi sentire.

E già che ci siamo, sfatiamo anche l’altro mito, quello del riscaldamento globale. Mi sono già smentito precedentemente e, come in un ambiente relativistico in cui non c’è una verità unica e certa si usa fare, devo smentirmi un’altra volta per quanto riguarda questo famigerato global warming.

Innanzitutto, riportando le bugie di quel briccone di Al Gore ed in secondo luogo rimandandovi ad un altro articolo apparso un pò ti tempo fa sul blog dei nostri amici di Gongoro.

Conoscere per decidere.

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We the people 2.0

Ron Paul si è ufficialmente ritirato dalla corsa alla Casa Bianca. Ma non ha rinunciato alle sue battaglie. Il 12 luglio ha indetto la Marcia della Rivoluzione verso Washington D. C., una marcia non violenta e pacifica seguita da una manifestazione in supporto della rimessa in vigore dei principi fondanti della Carta Costituzionale americana. E i suoi sostenitori sono con lui.

La situazione negli USA infatti è tutt’altro che serena. Gli americani non sono convinti dagli attuali candidati alle elezioni (a differenza di quanto ci mostrano i nostri media, che danno per scontata la vittoria di Obama) e sentono sempre più il peso delle precedenti politiche stataliste: le aziende chiudono una dietro l’altra (come per esempio la Starbucks che ha annunciato la chiusura di 600 punti vendita), il settore auto è in netto declino a causa del prezzo della benzina e il futuro non sembra promettere alcun miglioramento.

La crisi finanziaria, ancora allo stadio iniziale, è evidente per tutti: prezzo della benzina oltre i 4 dollari al gallone, costi di educazione ed assistenza medica alle stelle, crollo della bolla edilizia, crollo della bolla NASDAQ. Borse che crollano, disoccupazione che cresce, sotto-occupazione massiccia, eccessivo debito governativo, e incontrollabile debito personale. Ci sono pochi dubbi che arriveremo a una stagflazione. La domanda che presto verrà fatta è questa: quando la stagflazione diventerà depressione inflazionaria?

Qualcosa di grosso sta accadendo

REVOLUTION MARCH Banner ||| www.revolutionmarch.com.com

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Madonnì! Facci ‘u miracolo!

Evviva! Giuseppe ci vede di nuovo! Congratulazioni! E’ davvero una bella notizia! Se non fosse che…basilique du rosaire 2

Se non fosse che la sua guarigione improvvisa è avvenuta a Lourdes ed ora in molti gridano già al miracolo.

E siccome noi siamo rinomati per la nostra attitudine a mettere i puntini sulle f, andiamo a vedere, dati alla mano, come vanno esattamente le cose in quel di Lourdes.

Prima di tutto, i numeri: 67 guarigioni miracolose (l’ultima riconosciuta e dichiarata come tale, è quella di Anna Santaniello, il 21 settembre 2005) in 150 anni. Con una media di 6 milioni di pellegrini all’anno, ci sono stati 900 milioni di persone che si sono recate a Lourdes. Supponendo che solo un terzo vi si sia recata per ottenere una guarigione, otteniamo una guarigione miracolosa ogni 4.500.000 visitatori. Negli ospedali si verificano guarigioni non spiegate tutt’ora in 1 caso su 333.333.333 (in realtà 1 sù 100.000 secondo uno studio fatto da O’Reagan e Hirshberg, ma bisogna togliere le guarigioni da cancro che a Lourdes non vengono considerate miracoli). Quindi le guarigioni “miracolose” sono più di 10 volte inferiori a Lourdes che in qualsiasi ospedale.

Ma si può fare di meglio. Come per esempio provare a spiegare la faccenda dal punto di vista biologico. O analizzare statisticamente eventuali cambiamenti provocati dal pregare costantemente per qualcuno o qualcosa.

A tal proposito, è stato effettuato un esperimento sponsorizzato dalla Fondazione Templeton, club di pseudo-scienziati integralmente religiosi, per dimostrare il potere guaritorio della preghiera.

Un certo numero di cardiopatici operati a cuore aperto sono stati divisi in tre gruppi;
- Per il primo, un gruppo di religiosi pregava insistentemente, ma i ricoverati non lo sapevano;
- Per il secondo, nessuno pregava, e i ricoverati non lo sapevano;
- Per il terzo, c’era nuovamente un gruppo di preghiera, ma questa volta i ricoverati ne erano a conoscenza.
Il risultato finale (che la Fondazione tentò di nascondere prima e di sminuire poi adducendo mille scuse) fu questo:
- Il primo gruppo ebbe mediamente un decorso post-operatorio nella norma;
- Il secondo gruppo, idem;
- Il terzo gruppo ebbe sensibili complicazioni post-operatorie, molto superiori alla norma.
La spiegazione per i primi due casi è ben evidente: la preghiera non serve a nulla, nè nel bene nè nel male.
Interessante è la spiegazione razionale per il terzo gruppo: essendo persone credenti che sapevano che un intero gruppo di preghiera stava “lavorando” per loro, erano da una parte così fiduciosi che spesso non rispettavano la profilassi necessaria (le medicine all’ora giusta, una corretta igiene), dall’altra erano probabilmente preda di “ansia da prestazione” (ossia: “stanno pregando per me, devo guarire in fretta”).
L’esperimento è stato molto ben descritto da Richard Dawkins, ma è anche reperibile su Internet.

A voi trarre le opportune conclusioni.

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