Quando è nata l’industria chimica?
Beh, trasformazioni riguardanti l’industria chimica esistono da quando esiste l’uomo e due degli esempi più semplici sono costituiti dal sapone e dai coloranti. Entrambi furono prodotti ben prima della nascita dell’industria e ora li vedremo un entrambi un po’ più nel dettaglio.
Del sapone esistono documentazioni che risalgono già al II° secolo dopo Cristo e alcune già addirittura nella Bibbia. Per fare il sapone si parte dai trigliceridi (esteri del glicerolo, molecole reperibili negli oli e nei grassi animali), che vengono fatti bollire insieme alla cenere. Perché la cenere? Perché essa è una base facilmente reperibile e ciò la rende atta a rompere i legami tra carbonio ed ossigeno presenti nei trigliceridi, ottenendo come prodotti il glicerolo ed i saponi. Qui sotto è riportato lo schema di reazione dove a sinistra si vede la molecola del trigliceride, l’OH- sopra alla freccia indica la base (cioè la cenere), e a destra si vede la molecola di glicerolo e le tre di sapone.
Tra il 1500 ed il 1600 il sapone era così diffuso da far sì che le foreste venissero bruciate allo scopo di produrre cenere per la fabbricazione del sapone, e tutto ciò avrebbe potuto causare notevoli ripercussioni sul territorio europeo se nel 1700 non fosse stato scoperto il processo Le Blanc (dal nome del suo inventore).
Il processo Le Blanc serviva ad ottenere una base utile alla produzione del sapone e che andasse a sostituire la cenere, e ciò si poteva ottenere trattando il comune sale da cucina () con acido solforico (
) (entrambi reagenti piuttosto comuni già al tempo) ottenendo solfato di sodio (
) e acido cloridrico (
). L’acido cloridrico è un gas e di conseguenza veniva liberato nell’aria lasciando il solfato si sodio come “unico” prodotto.
Il solfato di sodio, a sua volta, veniva trattato con carbonato di calcio () e carbone (
), dando come prodotti carbonato di sodio (
), anidride carbonica (
) e solfuro di calcio (
).
Di questi ultimi tre prodotti, il carbonato di sodio era quello che fungeva da sostituente basico alla cenere. Tutti i reagenti adoperati nel processo Le Blanc erano facilmente reperibili, ma il processo non era ancora perfetto. Il primo problema era costituito dall’acido cloridrico che, essendo gassoso, veniva liberato nell’aria e causava la corrosione del marmo e dei monumenti una volta mescolatosi con la pioggia. Il secondo problema, invece, era costituito dal solfuro di calcio che, essendo solido, veniva accumulato all’aria aperta e dava luogo ad una reazione con l’acqua presente nell’aria creando acido solfidrico () e ossido di calcio (
). L’ossido di calcio è innocuo, mentre ciò che è inquinante è l’acido solfidrico che produceva un effetto simile a quello dell’acido cloridrico. I più attenti si saranno sicuramente accorti che non ho menzionato l’anidride carbonica tra gli inquinanti, ed il perché è presto detto: al tempo essa non era assolutamente inquinante in quanto le emissioni erano irrisorie rispetto a quelle contemporanee.
La continua emissione di tali inquinanti rese necessaria, nel 1863, l’emissione dell’Alkali Act in Inghilterra: questa fu la prima legge che limitava le immissioni di inquinanti nell’ambiente. Fortuna vuole che giusto un anno prima, nel 1862, venisse scoperto (e brevettato) il processo Solvay, un analogo del processo Le Blanc ma meno inquinante.
Il processo Solvay produceva anch’esso carbonato di sodio, utilizzando però reazioni diverse. I reagenti di partenza erano il sale comune (), l’anidride carbonica (
), l’acqua (
) e l’ammoniaca (
). Il sale e l’acqua erano facilmente reperibili, l’anidride carbonica si ricavava dalla calcinazione dei sassi e di ammoniaca ne bastava poca in quanto si poteva riciclare.
A questo punto, si recuperava il bicarbonato di sodio () e lo si scaldava, ottenendo il carbonato di sodio:
Ed il gioco era fatto! L’unico inconveniente del processo Solvay era che richiedeva impianti molto costosi, ma l’obiettivo era stato raggiunto: salvare le foreste, produrre sapone e non inquinare.

Ognuno di noi è un capitalista in quanto dispone di un capitale più o meno grande, che non si distingue necessariamente per la consistenza materiale. Capitali di cui ognuno di noi dispone sono, per esempio, il proprio tempo o il proprio lavoro; capitali che possono essere investiti secondo la propria discrezione o necessità. Ogni capitalista nell’arco della propria vita compie dunque degli investimenti, cioè tenta di mettere a frutto il capitale di cui dispone cercando di ottenerne un beneficio.
L’altro giorno ho finito di leggere “Sorvegliare e punire. Nascita della prigione” Di Michel Foucault. L’ho trovato sostanzialmente ben fatto, anche se a volte un po’ lento nella trattazione. Pur essendo un saggio sulla storia delle prigioni e degli altri due luoghi di reclusione per eccellenza, cioè le scuole e le caserme, Foucault riesce a parlarne quasi romanzando il tutto.
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